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Mattia Lippolis

AVVOCATO 

 

 

Ritardo nella diagnosi di un ictus al Pronto Soccorso: il caso chiuso con un risarcimento di 400.000 euro

2026-09-11 15:18

Mattia Lippolis

Casi concreti e risarcimenti,

Ritardo nella diagnosi di un ictus al Pronto Soccorso: il caso chiuso con un risarcimento di 400.000 euro

Un ritardo di 12 ore nella diagnosi di un ictus al Pronto Soccorso ha causato esiti neurologici permanenti: il caso chiuso con un risarcimento di 400.000 euro.

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Non tutti i casi di malasanità nascono da un intervento chirurgico sbagliato. A volte l'errore è più silenzioso: una diagnosi iniziale sbagliata che, in un contesto di emergenza dove ogni minuto conta, trasforma una condizione curabile in un danno permanente. È quello che è successo a un uomo di 55 anni arrivato al Pronto Soccorso di una struttura ospedaliera della provincia di Taranto con quello che sembrava un problema legato all'alcol, e che invece era un ictus ischemico in corso.

 

Cosa è successo: dal malore alla diagnosi tardiva

Nelle prime ore del mattino, l'uomo veniva trasportato in ambulanza dal 118 al Pronto Soccorso per un improvviso malore. All'accettazione, il quadro clinico veniva interpretato come "stato soporoso in abuso etilico" — un'ipotesi diagnostica che avrebbe indirizzato l'intera gestione successiva del caso, con conseguenze gravi.

Sulla base di questa diagnosi iniziale, il paziente non veniva sottoposto a un esame TC del cranio se non circa 12 ore dopo l'accesso in Pronto Soccorso. Solo a quel punto emergeva la realtà: non un'intossicazione alcolica, ma un ictus ischemico in atto.

 

Perché il ritardo è stato determinante

Nella gestione dell'ictus ischemico, il tempo è la variabile che decide l'esito: trattamenti come la trombolisi o la trombectomia meccanica sono efficaci solo se somministrati entro una finestra temporale ristretta dall'esordio dei sintomi. Il ritardo di 12 ore ha di fatto escluso la possibilità di ricorrere a queste terapie.

A rendere il caso ancora più significativo dal punto di vista medico-legale, la valutazione peritale ha evidenziato due elementi che avrebbero dovuto insospettire i sanitari fin dall'inizio:

  • il primo prelievo ematico, effettuato circa un'ora dopo l'arrivo, aveva già evidenziato un livello di alcolemia incompatibile con lo stato soporoso riscontrato;
  • il paziente presentava una storia clinica di diabete, fumo, dislipidemia e ipertensione — fattori di rischio cardiovascolare che avrebbero dovuto orientare fin da subito verso un sospetto di natura neurologica, non alcolica, giustificando un accertamento urgente.

Nonostante l'accesso fosse stato classificato con codice rosso in triage, la prima visita medica effettiva è avvenuta solo diverse ore dopo.

 

Le conseguenze per il paziente

Il ritardo diagnostico ha avuto conseguenze permanenti. Ad oggi il paziente si trova in condizioni cliniche gravemente compromesse: allettato, afasico, con grave emiparesi destra e portatore di presidi per l'incontinenza urinaria. La valutazione medico-legale ha stabilito che, con una diagnosi tempestiva, gli esiti neurologici sarebbero stati significativamente più contenuti — quantificando in una parte rilevante del danno biologico complessivo la quota riconducibile specificamente al ritardo diagnostico, distinta da quella attribuibile all'evento ischemico in sé.

 

Come si è chiuso il caso

Dopo la valutazione medico-legale che ha accertato la mancata conformità dell'operato sanitario alle linee guida di settore, è stata trasmessa una formale richiesta di risarcimento alla struttura sanitaria coinvolta, nel tentativo di raggiungere un accordo in via stragiudiziale. La richiesta è stata accolta: la struttura, riconosciuta la responsabilità dei propri sanitari, ha definito la vicenda con un risarcimento di 400.000 euro, senza necessità di arrivare a un giudizio in tribunale.

È un esito che conferma un punto spesso sottovalutato: una valutazione medico-legale solida, unita a una richiesta risarcitoria formalmente motivata, può portare a una definizione stragiudiziale anche in casi di questa gravità — evitando i tempi lunghi di un processo, pur partendo da un errore grave e da un danno permanente importante.

 

Cosa fare in casi simili

Se sospetti che un ritardo diagnostico al Pronto Soccorso abbia aggravato le condizioni tue o di un familiare, i passaggi fondamentali sono sempre gli stessi:

  • richiedere copia integrale della cartella clinica e del referto di Pronto Soccorso, compresi gli orari esatti di accettazione, prima visita ed esami;
  • far valutare la documentazione da un consulente medico-legale indipendente, per stabilire se ci sono i presupposti per un'azione di responsabilità;
  • procedere, se la valutazione è positiva, con una richiesta risarcitoria formale — che può portare a una definizione stragiudiziale, come in questo caso, o a un accertamento tecnico preventivo se la struttura respinge la richiesta.

 

Anche in questo caso, tutta la fase di valutazione e di gestione della pratica è stata condotta secondo il modello paghi solo se risarcito: nessun costo anticipato per il paziente e per la sua famiglia.

 

Verifica il tuo caso, senza costi iniziali

Se sospetti un ritardo diagnostico o un altro tipo di errore medico, il primo passo è capire se ci sono i presupposti per agire. Verifica il tuo caso compilando il modulo, senza alcun anticipo di spese.

L'importo del risarcimento riportato riflette le circostanze specifiche di questo caso, ricostruito sulla base della documentazione medico-legale disponibile in forma anonima, e non costituisce garanzia di esiti analoghi in casi simili. Ogni situazione va valutata individualmente.