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Infarto scambiato per reflusso: il caso chiuso con un risarcimento di €370.000

2026-10-20 15:38

Mattia Lippolis

Casi concreti e risarcimenti,

Infarto scambiato per reflusso: il caso chiuso con un risarcimento di €370.000

Mandato a casa con una diagnosi di reflusso, muore cinque giorni dopo. Cosa è stato contestato alla struttura e come la famiglia ha ottenuto un risarcimento.

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Un tuo familiare è andato al pronto soccorso, o in un presidio medico, per un dolore al petto. Gli hanno dato una flebo, ha detto di sentirsi meglio ed è stato rimandato a casa con una diagnosi di gastrite o reflusso. Pochi giorni dopo è morto per un problema al cuore. Ti stai chiedendo se si poteva evitare.

È una domanda che molte famiglie si fanno, e merita una risposta onesta: non ogni dimissione seguita da un peggioramento è un errore medico. Il dolore al petto ha molte cause, e a volte i medici fanno tutto ciò che è richiesto senza riuscire a prevedere quello che accadrà. In altri casi, invece, i segnali c'erano e non sono stati presi sul serio.

In questo articolo raccontiamo un caso reale che si è chiuso con un accordo, senza arrivare a una causa ordinaria, e spieghiamo cosa può fare una famiglia che si trova in una situazione simile.

 

Cosa è successo in questo caso?

Sergio (nome di fantasia), poco più di sessant'anni, un giorno d'estate, subito dopo pranzo, comincia ad avere un dolore al petto, su entrambi i lati, che si estende fino alla schiena. Prima del dolore ha vomitato e ha sudato molto. Prende un antidolorifico, ma non passa.

Nel tardo pomeriggio si presenta in un presidio sanitario territoriale, una struttura di primo intervento che non è un pronto soccorso ospedaliero. Ai sanitari riferisce di essere un forte fumatore e di avere un fratello con problemi di cuore.

Gli vengono somministrati una flebo e un farmaco per lo stomaco. Sergio dice di stare meglio e viene rimandato a casa con una diagnosi di reflusso gastroesofageo.

Cinque giorni dopo arriva in pronto soccorso in condizioni gravissime: è in stato di shock. Gli esami mostrano una grande quantità di sangue intorno al cuore e il sospetto che la parete del cuore si sia rotta. I medici tentano di intervenire, ma Sergio muore poco dopo.

 

Cosa è stato contestato alla struttura?

Alla struttura è stato contestato di non aver sospettato un problema al cuore e di non aver mandato subito Sergio in un pronto soccorso per gli accertamenti necessari.

La documentazione è stata esaminata da due medici legali. Secondo la loro valutazione:

  • i sintomi (dolore al petto irradiato alla schiena, vomito, sudorazione) e i fattori di rischio (fumo, familiarità per malattie cardiache) imponevano di approfondire la possibile origine cardiaca del dolore;
  • con esami cardiologici tempestivi, molto probabilmente si sarebbe potuto diagnosticare un infarto prima che si verificassero le complicanze;
  • la rottura della parete del cuore è una complicanza dell'infarto che di solito compare alcuni giorni dopo l'evento: una diagnosi tempestiva avrebbe permesso di curare Sergio quando era ancora in condizioni stabili, e avrebbe verosimilmente evitato la morte.

In parole semplici: il problema non era che Sergio avesse un infarto, ma che nessuno lo avesse cercato.

È importante essere precisi su un punto: la struttura e la sua assicurazione non hanno mai ammesso la propria responsabilità. Hanno scelto di chiudere la vicenda con un accordo, come accade spesso in questi casi.

 

Com'è finita?

La vicenda si è chiusa con un accordo da 370.000 euro pagati dalla compagnia che assicura l'azienda sanitaria.

La richiesta di risarcimento è stata inviata pochi mesi dopo il decesso. Dalla morte di Sergio all'accordo sono passati circa due anni.

L'importo si riferisce a questo caso specifico e dipende dalle sue circostanze concrete: non garantisce né lascia prevedere esiti analoghi in altri casi.

 

Dolore al petto e dimissione con "reflusso": quando può essere un errore?

Può essere un errore quando i sintomi e la storia del paziente facevano pensare a un problema al cuore e non sono stati fatti, o richiesti, gli accertamenti necessari.

Il dolore al petto è uno dei motivi più frequenti di accesso al pronto soccorso, e spesso non dipende dal cuore. Per questo i medici devono escludere prima le cause più pericolose. La letteratura medica richiamata dai medici legali in questo caso indica, ad esempio, l'elettrocardiogramma e gli esami del sangue per l'infarto (la troponina) come accertamenti di base davanti a un dolore toracico.

Alcuni segnali che meritano una verifica:

  • il paziente aveva fattori di rischio (fumo, diabete, pressione alta, familiari con problemi di cuore) e non se ne è tenuto conto;
  • il dolore si estendeva a schiena, braccio, collo o mascella, o era accompagnato da sudorazione, vomito, affanno;
  • il miglioramento con un farmaco per lo stomaco è stato considerato sufficiente per escludere un problema cardiaco;
  • non risultano esami cardiologici, o la struttura non poteva farli e non ha indirizzato il paziente in un pronto soccorso.

Al contrario, se gli esami sono stati fatti correttamente, erano nella norma e il problema si è manifestato solo dopo, di solito non c'è errore. Per capirlo serve la cartella clinica e la valutazione di un medico legale.

Lo stesso ragionamento vale per altre diagnosi mancate o arrivate tardi, come nel caso di un tumore diagnosticato in ritardo. Trovi un approfondimento generale nella pagina sull'errore diagnostico.

 

Chi può chiedere il risarcimento quando il paziente muore?

Possono chiederlo i familiari più stretti, sia per il dolore e i danni che hanno subito loro direttamente, sia per i diritti che spettavano al paziente.

Di solito si tratta di coniuge o convivente, figli, genitori e fratelli. Il risarcimento può riguardare:

  • la perdita del rapporto con la persona cara e la sofferenza che ne deriva;
  • i danni economici, ad esempio se il familiare contribuiva al reddito della famiglia;
  • le spese sostenute, comprese quelle per il funerale;
  • in alcuni casi, i danni subiti dal paziente prima di morire.

Ogni situazione è diversa e la valutazione dipende dai rapporti familiari concreti e dalle conseguenze del decesso. Come si valuta il danno per la perdita di un familiare lo spieghiamo nell'articolo sul danno da perdita del rapporto parentale.

 

Cosa fare se sospetti che un familiare sia morto per una diagnosi mancata?

Prima di tutto, concediti il tempo del lutto: non devi decidere nulla in fretta. Ci sono però alcune cose che conviene fare presto.

  1. Chiedi la copia della cartella clinica di tutte le strutture coinvolte, compreso il verbale del primo accesso, quello in cui è stato rimandato a casa. È un diritto degli eredi.
  2. Conserva tutto: lettere di dimissione, ricette, referti, messaggi.
  3. Annota i ricordi finché sono freschi: orari, sintomi riferiti, cosa è stato detto dai medici.
  4. Fai esaminare la documentazione da un avvocato che si occupa di responsabilità medica e che possa avvalersi di un medico legale. Nel caso di Sergio è stata proprio la valutazione medico-legale a indicare se c'erano i presupposti per procedere. Se vuoi capire in cosa consiste, leggi l'articolo sulla valutazione medico-legale.

 

Quali documenti raccogliere? La checklist

  • Verbale di pronto soccorso o del presidio medico del primo accesso
  • Cartella clinica del ricovero o del secondo accesso in pronto soccorso
  • Scheda del 118, se è intervenuta l'ambulanza
  • Referti di esami (elettrocardiogrammi, esami del sangue, TAC)
  • Eventuale referto dell'autopsia
  • Certificato di morte
  • Documentazione sulle patologie precedenti e sui farmaci assunti
  • Documenti sullo stato di famiglia e sul reddito del defunto
  • Ricevute delle spese sostenute, comprese quelle funerarie

Se ti manca qualcosa, non è un problema: non serve avere tutto per iniziare la verifica.

 

Quanto tempo c'è per chiedere il risarcimento?

La legge fissa dei termini di prescrizione, che possono variare a seconda di chi chiede il risarcimento e contro chi.

Non serve farsi prendere dall'ansia, ma è meglio non lasciar passare troppo tempo: recuperare la cartella clinica e ottenere una valutazione medico-legale richiede qualche settimana. Nel caso di Sergio, la richiesta è partita pochi mesi dopo il decesso.

Se vivi in Puglia, puoi approfondire nelle pagine dedicate a Bari, Taranto, Lecce, Brindisi e Foggia; se sei in Campania, in quella su Napoli; in Lombardia, in quella su Milano. Tutti i recapiti sono nella pagina Sedi.

 

Domande frequenti

Mio padre è stato dimesso con una diagnosi di gastrite ed è morto di infarto: è sicuramente un errore? No. Bisogna capire quali sintomi aveva, quali esami sono stati fatti e se i risultati erano normali. Solo l'esame della cartella clinica da parte di un medico legale può dirlo.

Non è stata fatta l'autopsia: si può chiedere lo stesso il risarcimento? In molti casi sì. La valutazione si basa sulla documentazione clinica disponibile, anche se l'autopsia, quando c'è, può aiutare a chiarire la causa della morte.

Il presidio dove è andato non era un vero pronto soccorso: cambia qualcosa? Non necessariamente. Anche una struttura che non può fare tutti gli esami deve riconoscere i sintomi pericolosi e indirizzare il paziente dove possono essere fatti.

Bisogna per forza fare causa? No. Prima si verifica se ci sono i presupposti. La legge prevede comunque un tentativo obbligatorio di conciliazione prima della causa, e molte vicende si chiudono con un accordo.

Se si arriva a un accordo, la struttura ammette di aver sbagliato? Di solito no. Negli accordi la struttura e l'assicurazione pagano senza riconoscere la propria responsabilità. Per la famiglia, però, il risarcimento è definitivo.

Quanto tempo ci vuole? Dipende dal caso. Nella vicenda raccontata qui sono passati circa due anni dalla morte all'accordo, ma ogni caso ha tempi diversi.

 

Vuoi capire se nel caso del tuo familiare c'è stato un errore?

Se un tuo familiare è stato rimandato a casa e poco dopo è morto, puoi raccontarci cosa è successo. Esamineremo la situazione e ti diremo con franchezza se ci sono i presupposti per andare avanti oppure no.

Verificare il caso non ti obbliga a fare causa.

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Per sapere come funziona il modello senza costi iniziali, visita la pagina Finanziamento del contenzioso. Per saperne di più su come lavoriamo nei casi di responsabilità medica, visita la pagina Malasanità.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non costituiscono consulenza legale. Il caso è descritto con nomi di fantasia e omettendo i dettagli che potrebbero rendere identificabili per tutelare la riservatezza delle persone coinvolte. L'importo indicato si riferisce a quel caso specifico e non garantisce esiti analoghi. Ogni caso richiede una valutazione specifica della documentazione clinica e delle circostanze concrete.

Mattia Lippolis

Avvocato